Pål H. Christiansen ci ha gentilmente concesso in esclusiva un capitolo in italiano del suo libro The Scoundrel Days of Hobo Highbrow. E’ quindi con piacere che ve lo riportiamo di seguito.
Un sentito ringraziamento a Pål H. Christiansen, alla sua PR ed alla preziosissima traduttrice.
L’autore ci aveva precedentemente concesso in esclusiva un’intervista che potete trovare
QUI
"Drømmer om storhet" (Sogni di grandezza, English title: The Scoundrel Days of Hobo Highbrow)
by Pål H. Christiansen
chapter 2, translation by Annalisa Maurantonio
Mi sentivo così linguisticamente affinato dopo lo Scarabeo della sera precedente che subito mi misi all’opera appena giunto in redazione. Erano già pronti 4-5 articoli e mi dedicai ad un articolo sulla vita all’aria aperta a Oslo, un pezzo scritto dalla penna di un giornalista navigato che si vantava di non aver mai commesso un errore.
Tutti fanno degli errori, ogni tanto. Sì, è inumano non fare neanche un piccolo errore, dimenticare una lettera durante la battitura, un termine composto o invertire due lettere così da trasformare la parola RAMO in ARMO o MOVIMENTO in RODIMENTO. Erano errori assolutamente comuni nell’indaffarata vita quotidiana di una redazione giornalistica, di cui non vi era motivo per sentirsi umiliati. « Sbagliare è l’unico modo per crescere », soleva ripeterci Holm ogni volta che partecipavamo a un seminario. Ma pur non imparando dai propri errori, si andava ugualmente lontano.
Eppure per quanto attentamente leggessi quell’articolo, non vi trovai nessun errore se non due parole che si erano fuse in una, cosicché QUESTA SERA era diventato STASERA e che non era neanche un vero errore, ma poteva essere stato un errore di battitura o nella peggiore delle ipotesi una distrazione di un decimo di secondo.
L’articolo successivo riguardava gli “a-ha” che avrebbero riunito i propri talenti nel tentativo di riportare al successo il gruppo, dopo che i rispettivi componenti si erano dedicati per diversi anni ognuno alla propria carriera. Morten Harket con i suoi progetti da solista, Magne Furuholmen con la sua arte e la musica per il cinema e Pål Waaktaar con la sua band di famiglia, i Savoy.
Devo dire che questa era una bella notizia, sia per me che per il mondo intero. Quante volte ho ascoltato il pop sofisticato e malinconico degli a-ha mentre scrivevo ? Quante volte mi ero lasciato ispirare fino a dilungarmi troppo pensando a Morten, Magne e Pål ? A-ha era uno dei miei gruppi preferiti ed una forza positiva nella vita culturale norvegese e internazionale. Il fatto che ora, dopo le scintille, la stanchezza e le poche vendite, si riunissero era una bella notizia che meritava il suo posto in prima pagina.
L’articolo non si era soffermato su chi avesse litigato con chi o chi avesse acceso la scintilla negli anni che hanno portato allo scioglimento. Però non era certo un segreto che Morten Harket e Pål Waaktaar avessero avuto un rapporto contrastato per un certo periodo. Erano due personalità molto forti che si scontravano. Il fatto che i due, ora, andassero d’accordo, era semplicemente fantastico. Il fatto che stessero realizzando un nuovo album lo era ancora di più.
Il giornalista scriveva il nome del gruppo alternativamente con il trattino e senza. Corressi e inviai l’articolo in stampa e decisi di ascoltare uno dei miei dischi degli a-ha, tanto per cominciare.
A pranzo andai a mensa. Il redattore Holm era seduto a uno dei tavoli in vetrina e conversava con un paio di giornalisti della redazione “feature”. Mi sorprese, perché normalmente avrebbe preferito uscire e andare a giocare a golf con un tempo come quello.
Feci due, tre giri tra i tavoli prima di decidermi. Molte cose sembravano allettanti, ma non ero un uomo che si lasciava sedurre dalle insalate, perciò mi decisi per un arrosto con gouda e una tazza di caffè ed uscii.
Holm e gli altri due mi guardarono uscire dalla mensa. Avevo la sensazione che stessero parlando di me e valutai se fosse il caso di tornare indietro e sedermi al loro tavolo e discutere sugli sviluppi del caso Hubbing. Lo esclusi immediatamente e mi affrettai a rientrare in ufficio. Lì potei godermi il mio pranzo in santa pace, mentre mi sforzavo di ricordare il titolo di una famosa poesia di Olaf Bull
[1] , la cui prima strofa recitava così:
l’estate declina verso l’autunno,
e le corone degli alberi chinano il capo –
oh, l’autunno reclama a gran voce,
prima che i rami nei boschi si indorino !
Credevo che la poesia fosse nella raccolta Le Stelle del 1924, ma non ne ero sicuro. Poteva essere, invece, nella raccolta Poesie Nuove del 1913, dove c’era anche la poesia “Nella neve”. Alla fine telefonai a Helle per farmelo dire, ma non rispose e così lasciai un messaggio sulla sua segreteria, sperando mi richiamasse appena si fosse liberata.
Finii di pranzare e pensavo al mio romanzo. L’inizio era abbastanza buono e prometteva di crescere di intensità: il protagonista torna a casa dopo un lungo viaggio nel deserto e scopre che c’è qualcosa che non va. Tutti gli uccelli sono scomparsi. Nel suo giardino c’è un totale silenzio, neanche un passerotto che cinguetta. Si arrampica su un albero con la speranza di svelare l’enigma. Ma non ci sono uccelli in vista, né nel suo giardino, né in quello del vicino di casa. Rimane seduto tutto il giorno su un ramo dell’albero e scende solo a tarda sera, fermamente deciso a consacrare la sua vita a riportare gli uccelli nel suo giardino.
L’articolo successivo era proprio quello del capo. Era scritto da Holm che si era preso a cuore il caso Hubbing. Holm mise in dubbio la sicurezza giudiziaria e il ruolo dei media. Che il capo avesse già smontato da lavoro era chiaro dal fatto che stava tornando a casa. E questo spiegava anche un po’ di errori: STATO DI DRITTO e SOCETA’ e almeno una preposizione completamente dimenticata. In termini di giocatore da golf si direbbe che era hole-in-one. Sui contenuti non mi sono soffermato a riflettere. Poi rimasi seduto ad aspettare.
Helle mi telefonò subito dopo pranzo.
- “La perdita dell’estate” – disse – e si trova nella raccolta Poesie Nuove.
- Accidenti ! – esclamai – Ero convinto che fosse in Le Stelle.
- Forse ti confondi con “In Autunno” ? – disse Helle.
- E’ probabile – dissi. – Però ricordo tutta la prima strofa.
- Sì, ma è una poesia triste. – disse Helle.
[1] Olaf Bull (1883 – 1933), uno dei più significativi scrittori norvegesi. I temi affrontati dalla sua poesia sono: l’amore, l’arte e lo scorrere del tempo.