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29-06-2009, 09:54
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Intervista MASSIV a Pål
Una specie di mostro
Metallica sono dei ragazzini al confronto quando si parla di conflitti. Ora è Paul Waaktaar-Savoy a parlare delle difficoltà durante la registrazione dell’ultimo album.
PAUL WAAKTAAR-SAVOY (47)
Chitarrista e cantautore della più grande band norvegese al mondo, a-ha. Il gruppo ha pubblicato 9 album e arrivato nelle classifiche mondiali ai primi posti con il singolo "Take on Me" nel 1985. Il singolo li ha portati ai primi posti in classifica in 14 paesi tra cui gli USA. Il volume totale delle vendite si aggira intorno agli 80 - 100 milioni di copie.
Da solista ha pubblicato 5 album con il gruppo sei Savoy, insieme alla moglie Lauren. La coppia ha un figlio True August. La rivista musicale Q lo ha votato come miglior cantautore incompreso della sua generazione. Vive con la famiglia in un loft di Soho, New York
Tests: Magnus S. Rønningen
Foto: Sigve Aspelund
Styling e make-up: Helene Sverdrup
Foto assistant: Christian Aas
Ritocchi : Jørgen Ødegaarden
Che con “Analogue”, il singolo dell’album precedente siamo entrati nella top ten inglese, è stato per me una rinascita. Come al solito c’era voluto molto tempo per registrare quell’album, ma proprio quel brano fu terminato in 5 giorni, incluso il mix, una cosa incredibilmente piacevole. Per questo molti dei brani di "Foot of the Mountain" sono stati completati in sei mesi, dopo aver finito “Analogue”. Molti furono già scritti durante il tour, e anche nei viaggi in tutto il mondo. Poco alla volta è nata la sensazione che sarebbe potuto diventare un altro album.
- Ma come funziona? Chi prende in mano il telefono e dice: “facciamo un album nuovo”.
- E’ un comeback difficile per noi, ogni volta. Dopo ogni album pensiamo “Basta, non ce la facciamo più”. Ma poi tutto comincia a svilupparsi poco per volta. Ci è voluto molto tempo prima che si riuscisse a farlo. Poi sia Morten che Magne avevano i loro rispettivi progetti da solisti. Ma poi, alla fine di settembre, abbiamo cominciato a registrare il nuovo album.
- Ognuno scrive sempre per conto proprio?
- Lo abbiamo fatto fin dal primo giorno. Se scriviamo insieme, solitamente si tratta di cucire insieme due brani distinti e farne diventare uno solo - whatever works[1].
- Qual è il tema di questo album?
- riuscissi a dirlo in una riga, sarebbe o.k.? ad ogni modo mi sento molto soddisfatto di questo album. Credo che forse i due precedenti avessero qualcosa di disorganizzato nel materiale. Qui c’è una sorta di “fil rouge”, una trama che lo percorre tutto. I brani parlano tra loro. Ed è anche la prima volta che sono riuscito a scrivere i testi e contemporaneamente la melodia. Di solito ci impiego mesi per adattare i testi alle linee melodiche. È una nuova ondata di ispirazione. Sento che c’è ancora molto che possiamo fare. Ogni singolo brano ha avuto un suo volto, ha una sua identità. Siamo riusciti a renderlo personale senza escludere nulla.
- Ma allora, come nasce un disco. Sei tu che chiami Magne?
- Dunque, prepariamo i demo. Facciamo alcuni pezzi che possono essere suonati con la chitarra per farli ascoltare a Morten e ci rendiamo conto come suonano. E se lui ha voglia di cantarli oppure no. Durante i mesi estivi sono spesso in Norvegia e, per esempio, in questa occasione ci siamo visti per delle sessioni e buttar giù sei-sette demo. Chi telefona a chi, non me lo ricordo
- e puramente litigiosi?
- in questo caso eravamo tornati al buon vecchio standard. Abbiamo molto da difendere su questo fronte. Ma la cosa più importante è che alla fine siamo giunti alla conclusione che siamo tutti soddisfatti del nuovo album. Il ché è vero, comunque.
- Come è avvenuta la registrazione?
- In due fasi. La prima fase è stata realizzata a New York con Mark Saunders. È la prima volta dopo molto tempo che siamo rimasti chiusi in studio due mesi con un produttore. Lo abbiamo fatto alla vecchia maniera, così come durante i primi 5 album. Credo che tutti noi lo abbiamo apprezzato molto. Ma poi non erano del tutto finiti i brani. Saunders è un produttore veramente cool che ha lavorato per i The Cure e realizzato molte cose interessanti, ma forse non è molto bravo nel creare dei veri singoli. Sentivamo di non aver fatto nessun singolo. E così l’album è stato diviso tra Steve Osborne - che ha prodotto I New Order, Starsailor e Happy Mondays - e Roland Spremberg lo stesso che ha prodotto il nostro album "Minor Earth Major Sky". L’album è il risultato di tre produttori. La fase terminale è stata quella più faticosa. Ogni produttore ha lavorato a casa propria e poi Magne e Morten erano a Oslo ed io a New York. Non era una situazione ideale.
- Dimmi la verità, ridete dei vostri litigi il giorno in cui l’album è pronto e che ne avete piene le scatole?
- Hmmmm. Sììì. Direi che dopo ci buttiamo tutto alle spalle. Lo facciamo da anni. È sempre stato il problema di questo gruppo. Perché non abbiamo il basso e la batteria non possiamo andare in studio e suonare direttamente il risultato che ci aspetteremmo e che piace a tutti. C’è molto lavoro e tanta fatica che si saremmo potuti risparmiare se riuscissimo a suonare insieme con tutti gli strumenti utili.
- hai visto il documentario dei Metallica - "Some Kind of Monster" – in cui litigano da morire?
- Li superiamo di gran lunga.
- Davvero?
- Sì.
- Sul serio?
- A modo nostro, sì. Non abbiamo nessun Lars Ulrich o James Hetfield. Hanno i loro motivi per darsi da fare. Ma noi li battiamo sul piano dei litigi. Ad ogni modo, abbiamo suonato recentemente per delle radio inglesi e uno di loro ci ha detto che abbiamo ottenuto il record mondiale per essere il trio più longevo e che è rimasto insieme da più tempo. Vuol dire che riusciamo a reggere i cazzotti. La nostra regola d’oro è che se sentiamo che vale la pena fare un album, allora vuol dire che ce ne saranno altri.
- Questo vuol dire che siete tornati amici?
- Per il momento siamo solo tornati alla fase del fascino. Suonare insieme dal vivo. Il tour è prenotato e andare in tour con gli a-ha è fantastico. Suoniamo per un ampio spettro di spettarti di tutte le età. E riempiamo gli stadi. A novembre faremo due date di fila a casa, all’Oslo Spektrum.
- Descrivi Magne e Morten
- Non credo di aver molta voglia di rispondere a questa domanda. Sai, preferisco astenermi.
- Ho trovato un vecchio articolo di giornale, in cui il giornalista vi descrive così: "Sono tre personalità forti con le idee chiare sulla maggior parte delle cose. Morten è entrato subito in una fondamentale discussione sulle differenze tra il protestantesimo e le fede ebraica. Pål ascolta curioso racconti su usi e costumi oppure si ritrae con i suoi strumenti o con il suo caro vecchio blocco degli appunti. Magne fa volentieri un giro in ascensore per andare in piscina" questa descrizione vi rappresentava come eravate allora?
- Queste descrizioni hanno mai realmente rappresentato qualcuno? Posso spingermi fino a dire che c’è un margine di correttezza.
- Un cliché d’altri tempi: questo è il vostro album migliore?
- Non lo so. Sono molto contento del risultato. I due album precedenti venivano subito dopo quello dei Savoy, quindi ero un po’ sotto pressione. Questa volta ho evitato ogni sovraccarico.
- Sei tu che hai scritto la maggior parte die testi?
- H scritto abbastanza.
- che ne sarà dei Savoy?
- Non ho avuto modo di pensarci in questi ultimi due anni. Ma c’è ancora molto in corso. Ho volia di provare cose nuove.
- Con Lauren?
- Attualmente sta lavorando molto con I film. Ma lavoriamo sempre insieme. Stiamo sempre insieme.
- quando dici che non hai avuto tempo di pensare ai Savoy, è per via del nuovo album con gli a-ha?
- Sì, c’è sempre qualcosa che bolle in pentola. Qualcosa a cui pensare. Si lavora anche molto su una quantità di brani che poi non finiscono nell’album.
- Scrivi tutti i brani pensando agli a-ha?
- i brani mi vengono in mente perché credo che siano belli e basta. Scrivo i testi e se vanno bene per gli a-ha, allora li utilizzo per gli a-ha.
- Non tornerai a casa presto?
- Sarà difficile. Angie comincerà la quinta e si diverte moltissimo. New York è una città di cui difficilmente ti stanchi. E laggiù non vivo nessun tipo di esistenza alla a-ha. Nessuno mi conosce. Quando torno in Europa, entro nel ruolo. Mi sta benissimo così.
- Conosci i ragazzi degli Stargate?
- Sì. C’è un brano dell’album che si intitola "Shadowside." Ho scritto quel brano per uno dei loro artisti, ma poi il progetto non è andato in porto ed è andata meglio così dal momento che funziona molto bene con Morten. Però senza gli Stargate non avrei scritto quel brano. Mi piacciono simili sfide, perché me ne esco con cose che altrimenti non scriverei. Vedo spesso anche Sondre Lerche che è pronto con un album che promette di essere mlto, molto buono.
- Sei stato cinvolto nel suo progetto?
- Sì, mi ha chiesto in affitto un microfono, hehe. Ma l’labum sarà veramente un vero “kick-ass”.
- Hai mai veramente scritto per altri?
- Veramente no.
- Ci hai mai pensato?
- Sì. Si ha una pressione diversa. Entro in un’altra dimensione di me stesso e trovo cose diverse. Sai, osservo Tor Erik degli Stargate, tirano fuori un nuovo brano ogni giorno. Ho voglia di arrivare anch’io a fare la stessa cosa. Non che i brani impieghino anni e giorni per essere completati.
- Tor Erik degi Stargate è uno dei più grandi fan norvegesi di Prince, avete mai parlato insieme dell’album che voi avete realizzato negli studios di Prince?
- Sì, gliel’ho raccontato. Ma credo che lui sia stato molto più vicino a Prince di quanto lo siamo stati noi.
- Mi sono imbattuto in un vecchio articolo in cui si dice che Michael Jackson avrebbe voluto lavorare con voi
- Sì, c’è stato un principio di dialogo, ma su cosa non ricordo. Possiede una casa discografica che detiene i diritti di autore di una parte degli album degli a-ha. Abbiamo persino fatto un concerto a Los Angeles dove lui era seduto in prima fila con Sophia Loren. Ricordo che quella sera mi sentivo particolarmente emozionato.
- Wow! Hai parlato con loro dopo il concerto ? Riuscivi a sostenere lo sguardo della Loren?
- No. Sono arrivati subito dopo l’inizio del concerto e sono scomparsi poco prima che finisse. Entrambi indossavano occhiali da sole e Michael anche una mascherina da chirurgo sulla bocca. Nel bel mezzo del concerto Morten è inciampato su un monitor ed è cascato davanti ai loro piedi. Credo che sicuramente, in un modo o nell’altro, abbiamo fatto una certa impressione.
- Michael Jackson vi ha scritto una lettera, la conservate ancora ?
- Sicuramente il nostro precedente manager Terry Slater, ma molte cose di allora non ce le abbiamo più.
- A proposito di Slater, siete ancora amici?
- Certo. Ci vediamo di tanto in tanto.
- dopo oltre 20 anni in una band, qual è la forza motrice ?
- E’ certamente una vita entusiasmante. Abbiamo vissuto moltissime esperienze, visto molte cose. Incontriamo gente in tutte le parti del mondo che hanno un rapporto con la nostra musica.
- Il fatto che siano coinvolti molti soldi è una forza d’attrazione positiva o negativa?
- ci trasferimmo a Londra per diventare famosi. Gli A-ha dipendono dal dover ottenere un enorme numero si ascoltatori. Quando con "Memorial Beach" vendemmo meno copie del previsto, è successo che ci siamo presi una pausa di sette anni. Se avesse venduto di più, l’album successivo sarebbe arrivato tre anni dopo. I soldi giocano il loro ruolo. Per esempio non abbiamo più fatto un tour in quei Stati dopo la prima volta perché si è rivelato più profittevole riempire i teatri e gli stadi più grandi in altri luoghi.
- Quanto hai guadagnato con gli a-ha?
- ho appena ricevuto il fax dalla banca. Lo hai visto anche tu?
- Haha. Ci sono stati conflitti interni relativamente alla distribuzione die soldi?
- Ci sono stati conflitti interni riguardo alla maggior parte delle cose.
- allora, per noi che non eravamo con voi in quei momenti. Come si viveva il delirio alla fine degli anni ’80? Ho letto articoli in cui vi lamentavate dei Duran Duran, ignoravate i Wham, ma ricevevate apprezzamenti da parte di Elton John e Dianne Warwick ha voluto a tutti i costi fare una foto con voi.
- sì, è vero. Abbiamo fatto una foto con Dianne Warwick.
- Avete rinunciato agli USA, oppure il sogno vive?
- Il piano è, come sempre, di fare un tour negli USA , l’anno prossimo.
- Che dice tuo figlio Angie quando vede i vecchi video degli a-ha?
- ”Oh daddy, you looked so cute!”
- Tu sei all’anagrafe Pål Waaktaar Gamst. Sei parente dell’asso del calcio Morten Gamst Pedersen?
- oh sì. Ho chiesto a mio padre, lui ritiene che siamo parenti di quinto o sesto grado. Mio figlio mi chiede regolarmente: “Sono veramente parente di Morten Gamst Pedersen”?
- Tuo figlio ama il calcio?
- Ogni volta che torniamo in Norvegia.
- E’ troppo divertente! Ne devo parlare con Morten Gamst.
DIECI MINUTI PIU’ TARDI. RING. RING. RING.
- Ciao, sono Morten[2].
- Ciao Morten. Come stai, tutto o.k.? Ascolta sei parente di Paul Waaktaar-Savoy?
- Haha. Certo. Tutto o.k. qui. Ho ricevuto il tuo messaggio. Mi trovo al compleanno di mia nonna materna, che compie 80 anni. Ho chiesto anche a loro. Mi dicono che apparteniamo alla stessa famiglia Gamst, ma non sanno quanto sia vicina la parentela.
- Vi siete mai incontrati?
- Ho incontrato Harket e ho visto gli a-ha, ma non credo di aver mai incontrato Paul.
- Sei un fan?
- Degli a-ha lo sono enormemente. Tutti in Inghilterra sanno chi sono gli a-ha. Tra l’altro ho incontrato Morten al negozio d abbigliamento VOGA, la settimana scorsa; doveva scegliere gli abiti per un servizio fotografico.
- Haha. Era per noi!
- Sul serio! Era per MASSIV, allora sì! Haha.
[1] “purché funzioni" [In inglese nel testo, n.d.t.]
[2] Morten Gamst Pedersen, il calciatore, non il nostro Morten [n.d.t.]
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